Il Calendario Dolomiti 2025 è disponibile!!

E’ arrivato il momento di presentare il Calendario 2025, giunto al 17° anno, sempre dedicato alle Dolomiti e alle cime prossime geograficamente.

Il formato è lo sempre lo stesso di questi ultimi anni, che coniuga tutte le richieste: spazi per scrivere, l’indicazione delle lune, il formato verticale per permettere di trovare più facilmente lo spazio dove appenderlo. Dimensione 29,7 (larghezza) per 42 cm (altezza)
E’ formato di 13 pagine, che permettono a fine anno di poter tagliare le singole foto e utilizzarle per farne quadri o altro.

Le foto presenti vi accompagneranno tutto l’anno sulle cime Dolomitiche con i più suggestivi panorami. Il richiamo delle Dolomiti è una medicina che cura l’animo delle persone!!

Il costo del calendario è di 11 euro. Se possibile consegna a mano ben volentieri (prossimamente sarò nelle zone di Venezia, Treviso, Padova, Vicenza e Udine), altrimenti spedisco con SDA al costo di 9 euro. Per più copie contattami

Per ordinarlo scrivimi all’indirizzo email tom@passeggiando.it

Di seguito sono presenti le foto contenute nel calendario. Sempre grandi emozioni che ti accompagneranno per tutto l’anno!

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Salita al Bivacco Biasin e Cima Agner: Esperienza dettagliata con raccomandazioni utili

Salita al Bivacco G. Biasin e all’Agner

Partenza: zona parcheggio prossima al divieto di circolazione quota 1170m circa

Tappa 1: Rifugio Scarpa 1735m, circa 1h15’

Tappa 2: Bivacco Biasin 2650m, circa 4h per la via normale dal Rifugio Scarpa

Tappa 3: Cima Agner 2872m 45’-1h dal Bivacco Biasin

Rientro dal Bivacco al Rifugio Scarpa per via del Canalone: 3h

Difficoltà: EEA

Attrezzatura: da escursionismo, kit da ferrata completo con caschetto, pantaloni lunghi, scarpe con suola super aderente

Percorso di salita

Nota: salita da effettuare con condizioni meteo asciutte. Presenti placche di roccia che poco in salita, molto in discesa possono dar adito allo scivolare, sia nella parte verso la cima e soprattutto in discesa lungo la via del canalone.

Si parte dall’area di parcheggio prossima al divieto d’accesso, seguendo la strada forestale che prende il nome di sentiero 771. Dopo il primo tornante e a metà circa del primo rettilineo si può prendere la scorciatoia a destra e tagliare così una parte della strada. Di queste scorciatoie se ne incontrano ben altre fino al capitello con croce a 1488m, oppure si può seguire la strada forestale pedissequamente. Dal Capitello si può tagliare il percorso e seguire la traccia presente sul ripido pendio erboso, una volta disceso in inverno dagli sciatori, o seguire ancora una volta la più dolce strada forestale, che in parte attraversa il bosco, con refrigerio dell’ombra dalla calura estiva.

Si perviene così al comodo Rifugio Scarpa a 1735m di quota.

Da qui prendo il sentiero 769 Miniussi per salire al Bivacco Biasin per il sentiero normale. Questa scelta l’ho fatta poiché ho uno zaino estremamente pesante e cerco un pendio parzialmente meno ripido.
La segnaletica presente ai piedi della stradina di accesso al Rifugio è un po’ equivoca. Si notano 4 sentieri con indicazioni per tre vie. Manca qualcosa …. Il nostro sentiero è quello che passa alla destra della Malga, segnato da un basso paletto con bordo superiore rosso. Seguiamo il sentiero, dolce, anche in discesa per un breve tratto. Si va via veloci, si segue la segnaletica ben presente per sentiero Miniussi e Normale Cima Agner. Poco sopra i 1800m di quota il sentiero per la normale all’Agner si divide dal sentiero Miniussi sopra un terrazzo erboso.

Tracciato della normale all’Agner punteggiata in rosso

Tutta la normale da ora in poi è contraddistinta da bollature in colore giallo. Si segue il sentiero per la normale in mezzo al pendio per ora verdeggiante e riposante. Si prosegue in linea obliqua in salita per andare a prendere una linea di cresta che segue parallelamente i grandi campanili (Pilastro De Col e Pilastro Paolo) che si sviluppano sotto all’Agner nella dorsale sud e che culminano nella Cima del Becco dell’Aquila 2506m. Qui dopo un primo cammino a zig zag sempre su traccia chiara e su terreno erboso, si comincia a risalire la lunga cresta, portandosi ora a est, ora a ovest. Il sentiero si alza con pendenza ora importante ma sempre spezzettata da questo incedere a cavallo della cresta, da dove talvolta si scorge il Bivacco. Ricordo solo un punto che mi ha messo un po’ in apprensione per la eventuale discesa, laddove circa a quota 2350m ho dovuto risalire un masso con una forte esposizione dietro. Per il resto questo tracciato, duro, faticoso, ma non ha presentato alla mia percezione difficoltà. In qualche caso ricordo salita su brevi lastre di roccia. Le condizioni climatiche perfette mi hanno assicurato una tenuta ideale degli scarponi sulle placche ripide.

Salendo la normale, circa quota 2200m
Quota 2300m circa. Il terreno è misto roccia e ciuffi erbosi

Conclusa la risalita della cresta si punta verso il Bivacco Biasin, in un traverso ben segnato e senza complicazioni perché è tutto asciutto. Sempre piede fermo e deciso e si perviene al bivio con il sentiero attrezzato del Canalone a quota 2450m Da qui mancano 200m. La traccia ora diventa bollata rossa. Si continua per interminabili salti di roccia, attenzioni ai sassi sui lastroni, pendio scosceso in salita, assolutamente scostante in discesa. Il pendio non cede di un grado, continua con la stessa pendenza. Guadagnamo alla fine l’agognato Bivacco alla quota di 2650m, erroneamente segnato sulla targa a 2700m.

Traverso in direzione del Bivacco
Il bivio tra normale e via del Canalone

Il Bivacco è di quelli tipici delle Dolomiti a capotta di colore rosso, da nove posti. All’interno qualche cuscino e qualche coperta che consiglio di non usare. Ho sbattuto fuori il materassino dove ho dormito perché sporco, perfino un’unghia e l’ho girato. Sull’altro lato era pulito, solo qualche segno di ruggine della rete. Non ho trovato campo telefonico al Bivacco (ho TIM e ILIAD).

Questo è il terreno in alto: ciotoli di rocce a non finire dove non scivolare
Il Panorama dal Bivacco … Monti del Sole a sinistra e Piani Erera a destra

Si prosegue per la vetta; è d’uopo una premessa. Mentre mi stavo riposando al bivacco rientra dalla salita Paolo del CAI di Conegliano. Mi racconta del suo fastidio per la salita in taluni punti esposta e non protetta. La mia sensazione a posteriori invece è stata del tutto tranquilla  e non vi avevo visto nulla, ho considerato il tutto abbastanza facile. Poiché sono salito anche l’indomani mattino, devo dire che la seconda volta ho trovato il percorso un po’ più complicato e non poi così facile.
Morale: la percezione di facile o difficile è personale, dipende dalla propria abilità e agilità, e quanto mai relativa al proprio stato d’animo.

Secondo tiro di corde dopo il Bivacco. Lì sotto la Torre Armena

Dietro al Bivacco parte subito un primo stacco di corde metalliche. Con passo deciso si punta il piede sinistro su un piccolo scalino e ci si alza prendendosi alla corda. Piccolo tratto di traverso con piedi ben appigliati e si sale un saltino di roccia più facilmente sulla destra. Si procede 5 m a sinistra, altra corda che aiuta ad attraversare un angolo di roccia esposto. A questo punto si nota subito a sinistra una piccola piazzola dove sedersi e prendere coraggio …. e campo telefonico TIM. Si vede la Torre Armena con le sue bellissime forme. Il percorso continua in leggera ascesa con il cavo che poi asseconda la parete di roccia e si sposta a sinistra. Segue un traverso senza protezioni ma sufficientemente largo da passare con sicurezza e tenendosi sempre con la mano destra sulle rocce. Saranno circa 8m di traverso e quindi ci si alza di 3 metri su ben appigliato canalino di I°, non prima di aver osservato il masso incastrato tra due contrafforti.

Continuazione del secondo tiro di corde
Un curioso masso incastrato prima di incedere a destra in salita

Inizia ora uno strano tratto in discesa di pochi metri sempre ben protetti dalla corda metallica, che aiuta e semplifica la gestione dell’incedere. Seguendo il percorso attrezzato si perviene ad un ampio di direzione ora a sinistra ove vi è anche lo spazio per sistemarsi e prendere qualcosa da mangiare. Pochi metri in leggera salita e si perviene ad un cambio di direzione, ora a destra con corda, due brevi spezzoni. Cominciano due lastre di roccia in sequenza, la prima l’ho trovata umida in parte. Via la prima rampa, via la seconda leggermente con maggiore pendenza e piuttosto levigata (in discesa ho cercato i punti dove far tenere la suola dello scarpone).

Si piega a destra e compare l’inquietante crepaccio che caratterizza la salita alla cima. Rispetto al passato il tratto è stato attrezzato, chiodo prima e corda ….. Si salta agevolmente e si risale il pendio piuttosto accentuato e attrezzato. Si perviene a un pulpito dove una apparente zona quasi pianeggiante appare ….. figuriamoci, un basalto dove prendere fiato per chi perviene dalle incredibili scalate sulle pareti dell’Agner.

Il crepaccio
Dopo la salita che segue il crepaccio
Si procede a destra come indica l’evidente freccia
Inizia la cresta sommitale

Qui si procede a destra come indica una evidente freccia su una paretina di I°+, si aggira all’esterno un ostacolo e si trova l’ultima corda un po’  zig zag, caratteristica perché si chiude su un masso prospiciente verso il basso. Lo si supera tranquillamente sulla sinistra. Ora inizia la cresta sommitale, che si articola tra sfasciumi vari, salti di roccia sul I° o poco più, sempre da fare con attenzione per il briciolino presente sul terreno. Da qui gli ultimi 100 m sono senza un vero problema di esposizione, se non quella naturalmente dovuta al superamento dei vari salti di roccia. Dopo circa 50-55 minuti dalla partenza dal Bivacco si perviene alla meritata cima, dove all’interno di una cassetta metallica è presente il libro di vetta con vetta. Più sotto alla vetta in direzione sud, per tranquilla traccia si perviene alla croce, lì installata dagli Alpini nel 1973.

Il ritorno al Bivacco si effettua per la medesima traccia dell’andata, ma con maggiore attenzione a non scivolare sul ripido pendio su sassolini e altro. In questa zona non ho portato per agevolarmi le racchette, ma non avrebbero guastato, anche se per i continui cambi di tipologia di pendio, a volte traccia, a volte salto sui massi, spesso risultano un impiccio.

Il pendio di discesa della cresta sommitale che accompagna alla vetta

Dal Bivacco scelgo la discesa per il canalone …. non l’immaginavo così stancante.

Come detto in precedenza, la discesa tra sentiero del canalone e normale sono comuni fino a quota 2450. Qui il sentiero del canalone piega a destra. Mi potevo immaginare sarebbe diventato un sentiero percorribile tranquillamente, come avevo visto dall’alto dove avevo scorto taluni scendere agevolmente …. ma ben più in basso. Nulla di più falso. Tutto il tratto iniziale, e oltre del canalone è su pendenza elevata su fondo di roccia. I piedi sono sempre in tensione alla ricerca dell’aderenza. Le racchette vanno puntate nel posto giusto dove non possano scivolare. Dal Bivacco è tutta così, fino alle prime corde a 2350m. Qui sono presenti delle corde che facilitano il superamento di una placca di roccia su pendio maggiore della media. Si percorre ancora il sentiero, per quello sempre ben segnato, con svariati salti, uno tra i quali di un tre metri, pressoché verticale ma ben appigliato. L’ho guardato e riguardato, ma secondo me era più un II° grado che un I°+. Si perviene finalmente ad un tratto in cui è presente un sentiero che assomiglia realmente a qualcosa di percorribile senza troppa fatica. Ma dura poco. Si perviene su un pulpito verdeggiante circa a 2250m ove si trova il sentiero attrezzato e le prime corde per chi scende. Inizialmente non c’è nulla di particolare, si scende agevolmente. Questa impressione dura poco. Altro punto in cui dall’alto vedo un anello di acciaio agganciato alla roccia. Capisco che serve per appoggiare il piede. Mi impapino un po’ scendendo, mi aggrappo con il braccio al chiodo che mi sta sulla sinistra, non trovo l’appiglio migliore dei piedi, finché trovo la combinazione e l’appoggio per il piede destro sull’anello, così supero la difficoltà.

Più sotto altre code quasi di traverso portano in testa a un ghiaione che più friabile non si può. Qui è un continuo “metti via le racchette”, “tira fuori le racchette”. Supero il ghiaione puntandomi sempre bene con le racchette. Altre corde che seguono un intaglio in discesa e un altro anello dove appoggiare il piede. Qui si va via lisci. Ho in mano le racchette, le lancio al di sotto perchè mi sono di impiccio.

Da un po’ si vede il nevaio sotto, ricco di buchi e altro. Noto uno spessore in taluni punti di più di 2 metri. Davvero notevole a questo punto della stagione e a questa quota. Con attenzione seguo le ultime corde, prima di traverso con leggera pendenza verso il basso poi sempre più giù …e il nevaio è sempre più vicino …. ultime due corde di traverso sull’ultima placca che mi consegna sul nevaio, assolutamente duro nonostante l’ora (circa le 11,30) scendo con cautela e arrivo sul comodo sentiero 700. Da ora in poi è un gioco da ragazzi, arrivo tra lussureggiante vegetazione al Rifugio Scarpa esausto e avendo esaurito completamente l’acqua che avevo.

Dal Rifugio Scarpa con tutta tranquillità riprendo la strada per il parcheggio, questa volta taglio alla grande e mi lancio dai pendii della vecchia pista, raggiungendo velocemente il capitello a 1488m dove c’è anche una fontana d’acqua. Da qui ritorno velocemente all’auto.

Considerazioni: percorso per le mie capacità fattibile; decisamente preferibile la normale al Canalone, molto più semplice anche se più lunga …. ma credo che la lunghezza si recuperi nel tempo.

Avevo cercato qualche relazione prima di partire. Devo dire che non ci avevo capito niente. Troppo sbrigative e poco dettaglio. Non parliamo dei video di un paio di YouTuber ….. approssimativi, sembra tutto facile, non si soffermano sui punti più pericolosi. Sicuramente non hanno la velleità di essere delle relazioni, ma d’altronde, descrivono il percorso e la gente li prende come esemplificativi delle difficoltà che il tracciato presenta. Nulla di più falso. Da quei video sembra tutto sommato che la salita sia abbastanza semplice. Le riprese sono fatte sempre nei momenti più spettacolari, ma non significativi delle difficoltà che si incontrano. E allora ? Certi video dovrebbero avere delle informazioni all’inizio e alla fine : – Il video non è rappresentativo delle difficoltà del percorso :-

Spero con questo testo e con le foto che riporto di poter dare un’idea del percorso. Purtroppo non ho foto del canalone perchè avevo finito la batteria dei telfoni e la macchina fotografica l’ho riposta in zaino per essere più libero nei movimenti …. e ho fatto bene!!

Alla prossima, buona montagna!

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Calendario DolomitiAcqua 2023

Il 2022 è stato un anno caratterizzato dal caldo torrido di un’estate senza acqua.
Ottimo spunto per dedicare il calendario Dolomiti 2023 all’acqua, dolomitica ovviamente. Ho cercato luoghi noti, meno noti e mi sono soffermato sui particolari, i flutti fluenti dell’acqua senza tralasciare le grandi cascate, come la Principe Umberto in Val di Piero. Tra l’altro proprio in questi giorni ho saputo che la cascata Principe Umberto in realtà si chiamava Principe Amedeo a fine 800.

E’ nata perciò questa idea, di legare la montagna a un elemento di mare, così importante, l’acqua!!

La stampa del calendario è sugli stessi livelli qualitativi degli anni scorsi, decisamente ottima. Sono 13 fogli in carta da 200gr/m2. Vi è anche uno spazio per scrivere come da mio clichè.

Il costo è di 10 euro a copia, mentre per 3 copie o più si scende a 9,5 euro a copia.

E’ possibile la consegna a mano, per evitare costi di spedizione. Contattatemi, sarò per motivi di lavoro in molte zone d’Italia prossimamente, Torino, Milano, Pesaro Urbino, Ferrara oltrechè in Veneto.

email per contatti: tom@passeggiando.it

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Calendario Dolomiti 2026: Escursioni ed Emozioni Fotografiche

Interpreto il mio calendario come il riassunto dell’ultimo anno di escursioni e fotografie.

Questo non è stato un anno facile . Ho subito una distorsione ad una caviglia che dal 18 maggio mi ha quasi bloccato dall’attività escursionistica per 3 mesi.

Non mi sono mai fermato nel lavoro o in altre attività, ma un paio di legamenti lesionati mi ha limitato in tutto ciò che richiedeva forza ed elasticità nei movimenti.

Questo del calendario è un appuntamento a cui tengo, riflette l’entusiasmo, la passione che ripongo ancor oggi nell’escursionismo e nella fotografia di montagna.
Nelle ultime settimane ho perciò cercato di recuperare il tempo perso, nonchè la forma per permettermi di fare dislivelli consoni al cercare panorami avvincenti e trasformarli in emozioni fotografiche.

Spero che questo calendario 2026 soddisfi tutti gli amici che lo scelgono e mi danno fiducia ogni anno.

Di seguito troverete le immagini scelte che lo compongono.

Il costo è di 10 euro a copia. Spedizione con poste italiane SDA 7,5 euro su robusto bustone in misura.
Dimensioni 30×42 cm

Per 3 copie il prezzo cadauno scende a 9 euro e la spedizione costa sempre lo stesso, ossia 7,5 euro.
Ora disponibil anche nella piattaforma ebay.it
La consegna diretta senza spese di spedizione è possibile: nei prossimi giorni sarò per lavoro in Emilia, sul Lago Maggiore. Quindi contattatemi per verificare la possibilità della consegna diretta via email all’indirizzo tom@passeggiando.it

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Il selvaggio Anello dei Van de Zita (18/5/25)

Propongo in questa relazione uno dei posti più autenticamente selvaggi delle Dolomiti, nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, nella zona più isolata, arricchendolo di un percorso ad anello unico per caratteristiche naturali e bellezza.

Il percorso proposto inizia dalla Valle del Grisol, che si prende da Soffranco, località che si trova lungo la strada da Longaron alla Val di Zoldo.

Partenza: da quota 750m, dove è presente un piccolo parcheggio e il segnale di divieto di circolazione
Arrivo: Cima de Zita Sud 2450m

Sentieri: 520 e dal Rif. Pian de Fontana 514, nonchè rientro in libertà per la selvaggia Val de Zita de Entro

Difficoltà: EE, difficoltà solo dovute all’importante dislivello
Dislivello 1700m

Tempo Standard: 9-10 ore
Attrezzatura: consigliate racchette, scarponi alti da trekking
Acqua: presente e abbondante lungo il percorso fino al Rifugio Pian de Fontana

Avevo già proposto la parte iniziale di questa uscita, esattamente a questo link.

Non ripeterò qui quanto già presente al link sopra riportato e valido fino al Rifugio Pian de Fontana posto a 1632m. Qui evidenzio solo la grande quantità di acqua presente fino al Rifugio e le suggestive cascati presenti lungo il sentiero 520. Si vedono numerosi giochi di acqua, orridi scavati, a volte pietre levigate dallo scorrere vorticoso.

Dal Rifugio e fino alla Cima de Zia sud seguo il sentiero 520, che in questo tratto coincide con l’alta via N. 1 delle Dolomiti. Il primo tratto sale con buona pndenza, su terreno fangoso misto a terriccio. Ci si avvicina così a un muro apparentmente verticale, che si supera in modo semplicemente inaspettato con continui zig-zagalternati da alcuni tratti assistiti da corde metalliche.

Si arriva circa a 1850m, e si comincia a intuire che l’alto muro che si scorgeva dal basso sta per finire: un ampio tratto con pendenza appena accennata verso destra e poi un paio di salti a sinistra per giungere in uno stretto pianoro chiamato valle delle Marmotte che si attraversa lungamente da destra verso sinistra (da est verso ovest)

Appena la traccia comincia a salire si prende con decision il pendio a destra, anche qui si procede a zig zag e si esce alla base dei Van de Zita de Fora

Van de Zita de Fora|

Osservo il Vallone, cerco con l’occhio il giusto tracciato di salita. Un’illusione …. trovo la neve abbastanza dura. Inizio senza ciaspe, mi avvicino alla pendente rampa di salita sotto alla Cima, ove lì indosso le ciaspe. Il pendio ha pendenza molto pronunciata, devo affondare bene la punta dentata delle ciaspe per non perdere l’appiglio. Arrivato all’altezza del successivo pulpito vado di traverso per raggiungerlo, con molta attenzione e cercando la presa con la ciaspa sulla neve. Alla mia sinistra guardando verso sud guardo la catena delle “Preson”

Continuo la salita, in leggera pendenza prima con direzion Cima de Zita Nord poi, arrivato a una zolla d’erba devio drasticamente a sinistra verso la Forcella de Zita. Qui tutto intorno è bianco candido. Arrivo alla forcella, salgo un profilo di neve a U rovesciata e domino sui due versanti. La neve è buona, tiene. Ormai sono arrivato. Salgo il primo tratto, il profilo di vetta si sposta a destra e lo seguo ovviamente e pervengo alla vetta con il piccolo omino di vetta.

Da qui si vedono Pelmo, Civetta, Pale di San Martino …… e tantissime altre cime .

Il meteo è sempre sul variabile, comincio presto la discesa per il Van de Zita de Entro. 13 anni fa lo avevo percorso, ma mi ricordo poco o nulla; è sempre una nuova avventura, anche questa volta.

Vado lungo il primo vallone che già dalla cima si scorgeva. Il Van è contenuto tra le Cime di Bachet e le Crode delle Preson. Procedo immerso in questa bellezza bianca, riguardo le cime attorno immaginando di tornare per un ‘approfondimento’. Tante si possono salire da questo versante, e magari godere di inusuali panorami.

Procedo e mi avvicino al limite del primo pianoro fino a poter scorgere cosa c’è oltre. Noto sulla sinistra una traccia, sicuramente creata dai camosci. Qui il pendio è per poco più ripido.

Sempre con le ciaspe ai piedi lo scendo e seguo il solcodel vallon che piega leggermente a sinistra. E dopo cosa mi troverò?

Eccomi in un terzo valloncello dolce, quasi piano, che mi porterà a vedere il sentiero dell’andata e a ricongiungermi con esso. Laggiù Pelf e Schiara dominano, sempre attorniate da nuvole cupe, ma per ora non minacciose.

Voltandomi verso destra intuisco il motivo del perchè le crode a destra nel percorso di discesa siano chiamate le Prison. Si nota una chiara conformazione di rocce a colonne che sorreggono un basamento come fosssero inferriate di una prigione

Raggiunto il limitare del terzo valloncello scorgo sulla destra il sentiero 514 e il Vallone dlle Marmotte. Lo raggiungo scendendo un erto pendio erboso. Qui e là negli avvallamenti del terreno qualche chiazza di neve. Ora tutto è già conosciuto, ripercorro in discesa il sentiero 514, senza null’altro segnalare.

Al rifugio Pian de Fontana c’è una piccola sorgente di acqua. Un po’ scarso, carico la borraccia, mangio qualcosa e riparto per la lunga discesa verso il parcheggio.

Questo presentato è un percorso che amo particolarmente, in particolare nella zona dal rifugio alle cime de Zita. E’ stato un vero piacere percorrerlo. Nel 2012 avevo provato a raggiungere le cime di zita con lo stesso percorso, ma partendo il pomeriggio!
Non è escluso che ci torni, per andare a conoscere meglio quell’insieme di cime accessibili che si trovano nel percorso.
Buona montagna a tutti!

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In cammino dalla Val Meluzzo alla Val Monfalcon di Forni

Quella che presento è una uscita conoscitiva (per me) in una zona in cui non ero stato delle Dolomiti di Sinistra Piave, partendo dalla Val Meluzzo fino alla Val Monfalconi Forni, dove ero già stato seguendo un altro sentiero, e la relazione di allora è presente a questo link

Dall’abitato di Cimolais si prosegue in auto seguendo la strada che si addentra nella Val Cimoliana per circa una decina di km fino alla serie di parcheggi situati nei pressi del Rifugio Pordenone.

Parcheggiata qui l’auto, mi incammino seguendo la direzione Val Meluzzo. Il percorso è abbastanza noioso, non ci si alza di quota; cammino per 2 km lungo una stradina rurale fino al bivio per la Val d’Inferno. Si prosegue ora a sinistra, il fondo del sentiero è ancora regolare, sembra quasi una stradina silvo-pastorale. Ma ancora per poco; si entra dopo poco in una distesa di sassi, portati dal torrente in piena, dove il solco dell’acqua ha inciso profondamente il terreno. Sono presenti segnavia, a volte ometti che sono vere e proprie opere d’arte, altre volte segni rossi su fusti d’albero rinsecchiti. Si salta spesso da un sasso a un altro, lo sguardo sempre per terra per non inciampare . Avanti 5 minuti si passa a camminare sul lato sinistro della valle così si continua ….. con questo danzare su sassi e ciotolame vario. Dopo una ventina di minuti dal bivio il percorso sale a sinistra, finalmente. Fin’ora non si è fatto quasi nulla di dislivello.

Si cammina inizialmente su un esile sentierino, assolutamente agevole, per poi passare in un bosco fatato, che sembra quasi surreale da quanto bello e ordinato è. Si ritorna su un viottolo più consono a un sentiero di montagna, si sorpassa un corso d’acqua che scende vorticosamente (buono per abbeverarsi) e subito dopo si arriva alla Caseruta dei Pecoli a 1370m, piccola baitina senza porta d’accesso, con all’interno 3 panche per sedersi e un angolo per il fuoco. Dalla partenza sono 200m di dislivello fatti e poco più di 4 km di percorso.

In corrispondenza della Caseruta dei Pecoli si trova anche il bivio per le Val Binon e Val di Brica. Io prendo decisamente la direzione per la Val Monfalconi di Forni. Si tratta del sentiero 359, che procede in forte pendenza; non lascia un attimo di respiro, anzi all’inizio è forse più dura che nel prosieguo. Dai 1370m dell’inizio della salita si continua senza sosta fino a scavallare nel vallone Monfalconi dei Forni, circa a quota 2000m. Il sentiero, pur se duro per la pendenza, non ha difficoltà. Arrivati all’inizio del vallone il sentiero spiana per un po’.

Sulla sinistra si presenta la Cima Bianca; si continua attraversando il fianco del primo catino; mi accorgo sulla sinistra di un finestrone nella roccia. Lo conoscevo, lo avevo già visto in libri qualche volta in qualche foto sui social. Ci devo pensare per un sopralluogo un’altra volta.

Dopo il primo risalto roccioso si sale a destra, si supera il salto, si perviene a un ulteriore pianoro e da qui si scorge su un basamento roccioso il Bivacco Marchi Granzotto, e tutto attorno l’arco dolomitico dei Montalconi, delle Crode Leone e della Cima Pecoli.

Qui ho trovato neve , per superare l’ultimo tratto indosso le ciaspe. con fatica, sono stanchino, risalgo l’ultima asperità e arrivo al Bivacco.

Mi godo il momento, mi guardo attorno, mi riposo e mi siedo dentro il bivacco. Trovo il libro del Bivacco e lo firmo. Sono il secondo dell’anno a lasciare la mia firma.

Il tempo è ancora buono, a volte il sole fa capolino , altre volte si nasconde. Cerco un rientro diverso, mi dirigo così verso il coll più prossimo alla Cime dei Pecoli. Con le ciaspe immagino la mia rotta per la cima del colle, che contrariamente a quanto immaginavo dal Bivacco è molto più pendente e riesco facilmente a salire. Mi guardo in giro a 360°, mi invento una linea di discesa tra i pendii e i mughi e mi riporto sul sentiero proprio sopra al primo catino.

Da qui al rientro al parcheggio è una veloce discesa. Impiego due ore, circa un’ora per arrivare alla Caseruta dei Pecoli e un’altra ora per il parcheggio, snza alcun problema nè nulla da evidenziare.

Una bella escursione, meravigliosi il vallone Monfalcone dei Forni! Mi sono ripromesso di ritornarci, la prossima volta attraverso un altro sentiero.

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Anello lungo il sentiero del Vù – 21/3/2025

Partenza da quota 120m da Valstagna località Londa
Arrivo Col d’Astiago 1241m
Dislivello 1120m
Attrezzatura: consigliate racchette, scarponi
Acqua: non presente lungo il percorso, solo qualche fonte a quota bassa

L’alta via del tabacco è un percorso culturale grazie al quale l’escursionista entra nel cuore della tradizione di Valstagna e cammina così all’interno della storia di quella gente, quasi toccandola, ….. passo dopo passo.

Lungo il percorso si possono conoscere e incontrare i vari segni della cultura agricola del territorio, i terrazzamenti e le masiere dove veniva coltivato il tabacco, le antiche case di mezza costa, i pozzi con i relativi sistemi di captazione delle acque, i nascondigli del tabacco, le mulattiere e le risine di avvallamento dei tronchi, i prati magri, i castagneti, i boschi da legna, le piazzole dei carbonai.

L’itinerario può essere interrotto e ripreso a piacimento, avvalendosi dei numerosi sentieri che esso incrocia e che permettono un veloce ritorno a valle.

A mio modesto parere, la bellezza di questi sentieri è che si mimetizzano perfettamente nell’ambiente, e mai si penserebbe, guardando dal basso, che siano presenti tracce di salita ai pendii della montagna, men che meno, che alcuna traccia sia presente e dalla Valstagna conduca ad Asiago.

Dalla località Londa parcheggiamo al cimitero, percorriamo 200m lungo la strada della destra orografica del Brenta e sulla sinistra si trova la segnaletica per il sentiero CAI 775 del Vù.

Il sentiero si inserisce inaspettatamente tra piccoli viottoli di alcune case private, esce su un piccolo camminamento tra due proprietà, svolta a destra appena sopra ad una altana, forse fatta per gioco più che per osservazione. Svolta quindi a sinistra lungo un muretto a secco ricco di muschio e un fondo selciato. Alla segnaletica corrisponde un cammino che perviene da destra, dal quale arriverò al ritorno.

Con decisione si inizia a salire; stretti tornanti accompagnano la scoperta di questi luoghi, ricchi di storia della prima guerra mondiale.

E qui è il caso di informare il lettore riguardo al motivo del nome del sentiero “del Vù”. Il sentiero del Vù è un’opera militare realizzata nel 1916 per rifornire le truppe italiane che difendevano il bordo dell’altopiano. In questa zona passa la trincea “Linea delle Stelle”, predisposta per fermare un eventuale sfondamento a nord, le cui opere sono ancora in ottimo stato. Il toponimo “Vu” vuole ricordare Albino Celi, un recuperante, ossia una persona che nel dopoguerra si dedicava a recuperare rottami di ferro lasciati dai belligeranti, che dava del “Vu” a tutti, sia per rispetto sia per tenere le distanze dalle persone. Questa sua forma di cortesia gli valse il soprannome di Vù. 

Dopo circa un quarto d’ora si incontra una prima grotta nella roccia, in corrispondenza di un ruscello d’acqua.

Sulla destra è presente un terrazzamento ricco di fiori, mentre il sentiero piega a sinistra.

Poco dopo, a quota 295m si perviene a un tunnel nella roccia predisposto per 4 canne da fuoco, e dal quale si gode di una buona prospettiva sulla Valsugana.

Si continua il tracciato, con pendenza regolare, mai eccessiva, con continui tornanti. Si cominciano interessanti incontri, con abitanti del luogo, i camosci!

A tre quarti d’ora dalla partenza si incrocia una solatia casera privata …… la guardo, invidio i possessori e riprendo il cammino.

Da qui il Col d’Astigo è dato a 3h15’

Ora l’incontro con i camosci si fa più frequente, e si lasciano pure avvicinare.

Le gallerie con postazione non mancano, se ne incontrano come a un’ora dalla partenza al Dosso Pasqualaite a 485m. Dal tornante che segue si scorge su un terrazzo un ripetitore con un casolare vicino. Posizione strategica per dominare sulla Valsugana.

Pochi minuti dopo si perviene a un bivio. A sinistra il sentiero sale per un tratto attrezzato con una corda per mantenersi in equilibrio, a destra si arriva allo stesso punto ma in modo menoavventuroso 😊. Ho preso a destra per non saper né leggere né scrivere. Dove il sentiero si riunisce è presente un bel pulpito panoramico, chiamato bivio PràLongo. Ne approfitto per una sosta rigenerante.

Continuo ….. dopo una mezz’ora arrivo in zona contraddistinta da tre grotte, la prima molto particolare con un basamento di pietra per sedersi e un tronco d’albero a sorreggere la volta d’ingresso.

Dopo un quarto d’ora circa in cui il pendio cresce, troviamo un trinceramento e uno spiazzo. Il tutto è chiamato la Grottona, circa a 900m di quota.

E’ un bel punto panoramico, soprattutto sulla zona sud della Valsugana.

Si continua, lungo prima un tracciamento a scalini, poi lungo un crinale alberato si sale di quota. Punto successivo di interesse è la forcella Val d’Ancino dopo 25 minuti circa a quota 1090m.

Qui si trova una lunga galleria, con uno sviluppo complessivo di 60m circa che conduce a una postazione di tiro verso Nord.

Un’altra decina di minuti scarsi e si perviene a una strada forestale, che in cinque minuti porta alla base della segnaletica per il Col D’Astiago. In realtà credo più efficiente seguire la stradina e pervenire così alla malga Col d’Astiago e da qui comodamente prendere il crinale a destra e salire il nostro monte, che in una decina di minuti guadagnamo comodamente.La cima è bruttina, sovrastata com’è da una enorme vasca in cemento di raccolta dell’acqua.
E’ fresco, non mi fermo se non per una veloce ricarica energetica, e parto per la discesa.

Pozza alla Malga Col d’Astiago

La vasca in cemento al Col d’Astiago

Rientro alla Malga Col d’Astiago, e da qui prendo il sentiero 800 per Malga Pozzette.

Il sentiero scende veloce tra l’erba. Raggiungo la malga a 1035m, che si vede ampiamente oggetto di ristrutturazione. Individuo il sentiero e via. Soprattutto nella prima parte il fondo del sentiero è ricco di ciotoli. Dopo poco inizia a scendere con  buon pendio e così scendo velocemente. Da qui fino all’auto impiegherò un’ora e venti minuti. .

Il percorso non ha notazioni particolari. Non è ricco di motivazioni storiche come quello della salita

Mi dico perciò che è la soluzione ideale fare questo giro ad anello in senso antiorario, perché la salita inframezzata a continui spunti risulta anche più riposante.

In questo periodo questa è una proposta decisamente interessante, permette di fare movimento, non vi sono problemi di neve o ghiaccio visto il clima attuale.

Ed ecco la vista del percorso seguito

Alla prossima e buona montagna

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Lagorai, alla Forcella Valmaggiore

21 Dicembre 2024, mi viene l’idea di tornare su un sentiero ben conosciuto. E’ nevicato qualche giorno prima, devo quindi cercare un percorso che non mi complichi la vita su pendii improbabili.

Salita alla Forcella Valmaggiore, m 2180

Partenza: zona parcheggio prossima al Rifugio Refavaie (1102m)

Sentieri: 335

Difficoltà: E

Attrezzatura: da escursionismo, pantaloni lunghi, consigliate racchette. Effettuata in inverno

Dislivello complessivo: tra i 1050

Tempo standard: 2h 30′

Scelgo quindi di andare in Vanoi e partire da Refavaie. All’inizio sono incerto se salire verso Cima Paradisi o la Forcella Valmaggiore. Parto subito con ramponi ai piedi. Sono utili, mi consentono di camminare con presa e sicurezza. Si parte prendendo il sentiero sul lato destro del Rifugio Refavaie, seguendo l’indicazione dei segnavia. Dopo poco si ritorna sulla strada forestale, si prende a destra, si passa davanti alle cabine dell’acquedotto, e poco dopo prendo la scorciatoia sulla sinistra che sale più ripida. Cinque sei tornanti e si torna sulla strada forestale incrociando un capitello.

Rientrato sulla strada forestale, all’uscita dalla forestale

Traccia del percorso; la linea diritta in basso sulla destra è un errore di registrazione del GPS

La strada forestale è parzialmente ghiacciata, ma questo ben si sapeva, è una costante. E’ lunga, noiosa, dal pendio dolce, si cammina tanto e si fa poco dislivello. Si passa il primo bivio per malga Laghetti; mi accorgo (non era difficile) che vi sono alcune tracce di un paio di persone.

Bianco candore salendo la forestale

Al bivio tra Cima Paradisi e Forcella Valmaggiore le tracce continuano per quest’ultima. Le seguo e quindi decido di andare su alla Forcella Valmaggiore. Una scelta conservativa, spero così di trovare la traccia battuta, se non tutta, almeno in parte e che mi sia di aiuto.

Poco dopo questo bivio ne trovo un’altro, quello tra i sentieri 335 (il mio) il 339 che va verso forcella Coldosè. Il sentiero 335 è ampio, con pendio medio, in qualche punto con maggior pendenza, in qualche altro meno. Mi par di dire delle ovvietà, la montagna è così. Neve ce n’è poca, qualche leggero corso d’acqua attraversa il sentiero. A quota 1700m raggiungo i ruderi della malga Coltorondo.

Segnaletica ai ruderi della Malga Coltorondo

Continuo, le indicazioni danno forcella Valmaggiore a 1h20′. Tutto procede tranquillo fino al Pian delle Belle Fior, posto circa a 1950m.

Pian delle Belle Fior

Qui il terreno è in leggerissimo pendio, scoperto, e il manto di neve si fa più presente. Si comincia ad affondare e avanzare diventa più difficile e lento. Seguo le tracce, ma non sono di grande aiuto, non c’è ancora un comodo canale nella neve. Passo questa prima piana, il sentiero prende alcuni tornanti e mi porta una cinquantina di metri più in alto.

si sale oltre il Pian delle Bel Fior

Altra spianata, avanzo affondando nella neve e mi avvicino all’ultima asperità. Sono circa 200m di salita, con forte pendio e neve fresca.

Il pendio c’è ….

Arrancando nel pendio e tra la neve fresca cerco le migliori traiettorie e di evitare buche con neve ventata . Procedo a zig-zag, altre volte vado su diritto per diritto …… cerco le zone con neve sporgente dove non affondare. Dopo non poco “ravanamento” esco in vista della Forcella. La neve è stata lavorata dal vento, assume forme particolari.

Il vento lavora la neve

E’ ben freddo, in forcella spira un forte vento, mi riparo un po’ in bivacco e poi riprendo la discesa dopo aver fatto qualche foto in zona e in particolare verso il Catinaccio.

Segnaletica in Forcella

Rientro con molta calma, effettuando qualche foto e fermandomi lungo i corsi d’acqua. Per le 16,30 sono all’auto, essndo partito circa alle 9,15, e arrivato in forcella attorno alle 13

Vuoi vedere l’elenco delle mie escursioni? A questo link è presente

Di seguito presenti 3 serie di foto dell’escursione

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Escursione alla Caserà Vescovà: Guida Completa

7 dicembre 2024, trovo una giornata per andare a fare un giro. Mi farà sicuramente bene, almeno per mantenermi un po’ in forma. Sono almeno due settimane non esco, e il lavoro troppo stanziale mi dà da pensare. Dove andare? Mi vini in mente una casera di cui spesso sento parlare dagli escursionisti più smaliziati, e che io stesso da oltre 10 anni ne conosco la esistenza. Ma non ci sono mai andato ….. si va!

Salita alla Caserà Vescovà, m 1862

Partenza: zona parcheggio prossima alla fermata dell’autobus località “La Pissa”, tra la Stanga e la Muda in strada Agordina, quota circa 460m

Tappa 1: Rifugio Bianchet, 1245m, 2h30′

Tappa 2: Caserà Vescovà, 1862m, ulteriori 2h30′

Tappa 3: Forcella La Varetta, 1704m ulteriore 1h20′

Rientro al Rifugio Bianchet e quindi al parcheggio di partenza

Sentieri: 503, 536, 514, 518 e rientro 503

Difficoltà: EE

Attrezzatura: da escursionismo, pantaloni lunghi, consigliate racchette

Dislivello complessivo: tra i 1750-1800m di dislivello (saliscendi continui)

Si parte dalla Strada agordina, località “La Pissa”, poco prima della fermata dell’autobus

L’inizio è caratteristico per una rampe di scale di cemento che si inerpica partendo da una rientranza della strada e qui si trova l’indicazione del segnavia 503 per il Rifugio Bianchet.
Il primo tratto di sentiero fino a 700m di quota è impervio, con ripido pendio e qualche salto tra radici massi.

Si perviene così alla strada forestale che parte dalla località Pinei. Da qui fino al Bianchet il sentiero è quindi una strada forestale a ciottoli ben grossi dove si cammina in modo confortevole con calzature pesanti. La strada prosegue tra lunghi rettilinei e tornanti in sequenza con pendii leggeri. Dai 900m circa inizia la possibilità di qualche scorciatoia, ben visibili, che accorciano decisamente il percorso. I boschi della zona sono ricchi di foglie cadute, gli scarponi si immergono nel soffice manto delle foglie secche. La strada forestale continua in salita fino a 1120m di quota, da qui inizia un tratto in leggera discesa di una cinquantina di metri. Riprende a salire dopo il ponte sul torrente. Si continua sempre su strada forestale con bassa pendenza e un centinaio di metri in linea d’aria prima di arrivare al Bianchet si prende il sentiero 536 che porta a Casera Vescovà. Il sentiero, inaspettatamente, scende in modo ripido verso il torrente. Circa 100m di discesa fino all’alveo del torrente. Qui la traccia si perde. Bisogna a intuito cercare le segnaletiche pur presenti, scendendo di una decina di metri verso valle e incrociando sulla sponda opposta, dopo alcuni tronchi divelti, una indicazione per la casera.

Da qui inizia la lunga salita. Salendo nel primo tratto fino all’imbocco del 536 mi chiedevo dov potesse inerpicarsi il sentiero. Ora comincio a vederlo …. a intuirlo direi. Il pendio ora è ben accentuato, il piede deve essere ben fermo sui quei pendii così anche scivolosi sul fondo di foglie. A quota 1300m circa accade una cosa strana. Il sentiero prosegue con tornante sulla destra e segnaletica indica il mio sentiero di salita, ma dall’altro lato il sentiero scende ….. ricordo di una indicazione anni fa che partiva proprio dal ponte a quota 1070m. Credo che quella diramazione che scende vada proprio lì . Continuo con passo lento ma regolare. Arrivo sui 1450m di quota in un punto ove scollino, poco oltre un vecchio ponticello.

Qui, in zona all’ombra, trovo la prima neve. Trovo anche il primo camoscio, probabilmente anziano, la sua corsa è lenta e pesante.

Proseguo, il sentiero è chiaro e non presenta difficoltà. Il panorama in taluni punti inizia ad aprirsi sul Burel. Il percorso è comunque lungo, sembra di non arrivare mai, o sono io che vado piano. Intuisco in alto la fine della salita e l’arrivo alla casera … nulla di più falso.

Arrivo finalmnte circa a quota 1750m e il panorama si apre. Di fronte a me le propaggini della Grande Talvena. La giornata è grigia, l’erba gialla del colore dell’autunno. Intravvedo ora la meta. Si procede per prati. L’erba è bassa, ma d’estate deve essere ben alta. Il sentiero si intuisce, ma a questo punto non è un problema, si potrebbe precedere ad intuito. Si procede per zig zag, poi un lungo traverso, ulteriore zig zag e si guadagna il pulpito della Casera.

Branchi di camosci si aggirano sui pendii più alti, li vedo. Entro nella casera. Ci rimango una mezz’ora, mi guardo in giro. Velocemente riprendo. Decido di continuare per la forcella La Varetta e quindi di rientrare in discesa verso il Bianchet. Il sentiero continua dopo la Casera senza segnaletica, si sa …. di qui passano solo escursionisti avvezzi alle alte quote, coloro che non abbisognano di continue indicazioni. La traccia è lieve ma chiara, la seguo. Si va in discesa di una quarantina di metri, poi si risale fino a 1923m, la quota più alta del giro. Di qui inizia una lenta discesa verso la Casera La Varetta, solcando aerei prati e dolci pendii. La casera La Varetta è alquanto malconcia, passo via veloce, la forcella è lì vicino.

Da qui inizia un tratto continuo di saliscendi di traversi sul fondo valle. Sono anche deliziato da qualche scorcio di sole che mi riscalda un po’. Raggiunto il bivio tra il sentiero 518 e 514 si scende con decisione verso il Bianchet. Nonostante cerchi di accelerare il passo, non arrivo mai alla meta. Entro nel bosco, si scende sempre con traccia ben segnata, e l’ultimo pezzo risulta quasi in piano. Arrivo così finalmente al Bianchet, sono le 15, 50. Mi resta poco più di un’ora per il rientro all’auto che completerò senza problemi, alla luce della frontale da quota 700m in giù.

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Il Catinaccio, tra percorsi e cime segnati e tracce dimenticate

Qualche anno fa avevo il progetto di realizzare un libro di sentieristica dedicato al Catinaccio. L’ho passato in lungo e in largo, dal 2014 al 2022 ho effettuato 90 escursioni, toccando tutte le cime alla mia portata di livello escursionistico.

L’esperienza nella pubblicazione di libri mi ha fatto perdere l’entusiasmo: non se ne ha alcun ritorno; gli editori non comunicano mai le royalty che devono dare, bisogna sempre sollecitarli, ritorno pubblicitario praticamente nullo. Inoltre il libro cartaceo è limitato, il numero di foto non può essere esaustivo a spiegare il percorso che si va a descrivere, non è aggiornabile se una frana modifica un sentiero.
A volte invece è bello anche aggiornare una relazione nei tempi postumi

Ho quindi deciso di proporre pian piano tramite questa pagina web le relazioni delle mie escursioni, che rispetto ad un libro diventano anche più dinamiche e sono modificabili .
L’idea è di portare qui nel web, con accesso tramite questa pagina, tutta la mia conoscenza sentieristica del Catinaccio, nonchè le immagini a supporto delle descrizioni.

Questo progetto è aperto: se qualcuno desidera trasmettermi sue relazioni, le inserirò ovviamente riportando in modo visibile il nome dell’autore.

Al momento ho sviluppato le descrizioni riguardanti la zona Antermoia, Gardeccia Vael con esclusione della ferrata del Majarè

Gli accessi diretti al Catinaccio

1) Da Campitello sentiero 532, direttrici principali per Val Duron, Vallon d’Antermoia e Rifugio, RifugioAlpe di Tires

a. Parcheggio gratuito a quota 1500m in zona prossima al divieto d’accesso, altrimenti in paese a 8 euro al giorno

b. Esiste Navetta a pagamento fino al Rifugio Micheluzzi, da cui inoltrarsi nella Val Duron per una delle due scelte

2) Da Fontanazzo sentiero 577, direttrici principali per Val di Dona Rifugio e quindi prosegue per Antermoia, Val Duron o Val Udai

a. Parcheggio gratuito a quota 1400m pochi posti

b. Accesso diretto a sentiero no navetta o altro

3) Da Mazzin sentiero 580 direttrici principali per accesso a Val Udai e quindi prosegue per Vallon d’Antermoia, Val Duron o Val di Dona. Anche alternativa per Sentiero Paola e salita a Crepe di Lausa

a. Parcheggio gratuito a quota 1350m

b. Accesso diretto a sentiero, no navetta o altro

4) Da Muncion sentieri  546 o 579 direttrici principali per sentiero 546 accesso a Gardeccia e Valle del Vajolet, per sentiero 579 accesso a Val Udai e proseguendo Antermoia, Val Duron e Val di Dona, o ancora sentiero Paola con direzione Crepe di Lausa e Passo di Lausa

a. Pochi posti auto gratuiti a quota 1500m, alcuni a pagamento con abbonamento (novità 2019)
La fantastica fessura, sentiero Paola e rientro per il il Bepo de Medil
Sentiero Paola

b. Accesso diretto a sentieri, no navetta o altro (novità 2019)
Sentiero Bepo de Medil (Alternativa accesso da Ciampedie via Funivia/Seggiovia)
Catinaccio d’Antermoia
Cima Pala di Mesdì

c) Da località Soal sulla strada da Muncion invernale
Uscita scialpinistica in valle del Vajolet
A toccare le stelle in una notte di primavera – Valle del Vajolet

5) Da Pera di Fassa direttrici principali per Ciampedie da dove si biforca per Valle del Vajolet alla Roda di Vael

a. Parcheggio a quota 1300m gratuito

b. Con seggiovia accesso a Ciampedie quota 2000m, costi e orari da verificare su sito delle funivie Catinaccio  

No navetta per Gardeccia, novità 2019
In alternativa a piedi si raggiunge Muncion e da lì si prendono i sentieri elencati al punto 4)

6) Da Vigo di Fassa direttrici principali per Ciampedie da dove si biforca per Valle del Vajolet alla Roda di Vael

a. Parcheggi a pagamento alla base della funivia quota 1400m, parcheggi gratuiti N.C.

b. Con funivia accesso a Ciampedie quota 2000m, costi e orari da verificare su sito delle funivie Catinaccio

c. Da Ciampedie accessi alla Valle del Vajolet, Roda di Vael
Da Ciampedie alla Malga Roda di Vael

A piedi per sentiero 544 arrivo a Ciampedie

A piedi per sentiero 547 per Roda di Vael
Da Vigo alla Cima della Roda di Vael, Vajolet, Principe, Antermoia, Scalette, Pera e rientro a Vigo

7) Da Passo di Costalunga direttrici principali per zona Rifugio Roda di Vael, sentiero 558 per Rifugio Paolina e oltre per Rifugio Fronza alle Coronelle

a. Parcheggio gratuito poco prima del Passo, non sono moltissimi i posti disponibili
Roda di Vael – bivacco notturno

b. Accesso diretto a sentiero 548 quota 1740m, no navetta o altro

8) Seggiovia Paolina direttrici principali per Accesso a zona Rifugio Roda di Vael, sentiero 558 per Rifugio Fronza alle Coronelle

a. Parcheggio gratuito/pagamento N.C. quota 1630 m

b. Porta al Rifugio Paolina, costi da verificare su – https://carezza.it/it/Estate/Impianti-di-risalita

9) Seggiovia Laurin II per Rifugio Fronza alle Coronelle direttrici principali per sentiero 550 per Passo delle Coronelle e Valle del Vajolet, Sentiero 542 per Ferrata Santner al Passo Santner, sentiero 549 per Rif. Paolina

a. Parcheggio gratuito

b. Accesso diretto sentiero 2C per rifugio Fronza 2339m,
Seggiovia porta al Rifugio Fronza alle Coronelle, costo A/R 14 euro anno 2020, partenza da quota 1743 m

10) Da Passo Nigra direttrici principali per Sentiero 7 per Malga Costa/Hanicker e oltre per Forcella Palavacia, Sentiero 1 per Rif. Fronza

a. Parcheggio gratuito quota 1668 m

b. Accesso diretto a sentieri, no navetta o altro

11) Da Bagni di Lavina Bianca direttrici principali per . Sentiero 2 Barenfalle per Sciliar/Rifugio Bolzano, Sentiero 3 per Valle del Ciamin con bivio per Rif. Bergamo o Rif. Alpe di Tires, sentiero 4a per Rifugio Monte Cavone

a. Parcheggio gratuito quota 1200m

b. Accesso diretto a sentieri, no navetta, altro

12) Da Altopiano di Siusi direttrici principali per Sentiero 1 per Rifugio Bolzano o alternativo sentiero per Rif. Alpe di Tires

a. Parcheggi vari, quota 1900m circa a pagamento, orari limitati

Parcheggio P1 gratuito 1700m
Parcheggio P2 a 17 euro giorno 1900m

b. Accesso a sentieri con seggiovie a pagamento
Da parcheggi accesso a piedi ai sentieri

Cominciamo da qui:

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Nella neve in un anfiteatro di cime – la Val Canali

  • In una bella giornata di sole, il 20 marzo 2024, quando la neve è tanta già dai 2000m di quota, m’immagino di immergermi in un ambiente ricco di fascino, cime attorno a me e di affondare nella neve immerso nella luce.

E in quale ambiente poter trovare tutte queste condizioni?

Sicuramente le Dolomiti offrono molte location con queste caratteristiche, io ho scelto di andare in un luogo ben noto, la Val Canali, nel Gruppo delle Pale di San Martino.

Siamo nella seconda metà del mese di marzo; mi trovo già un problema. La strada che si inoltra nella Val Canali ddal Parcheggio del Cant del Gal è chiusa per lavori. Devo partire quindi dal Cant del Gal e farmi un buon chilometro in più sulla strada asfaltata.

Il bello dell’inverno è che o si è costantemente sul luogo e se ne conoscono bene le condizioni, oppure ogni vita è una sorpresa: non sapere da che quota si trova la neve, se nei primi tratti ci sarà ghiaccio e quanta neve trovare in quota! Parto equipaggiato di ciaspe, Arva, pala …. crema e occhiali da sole!!!!

Parto e dopo aver passato la sbarra della Val Canali comincio a vedere l’obiettivo. Ancora non so cosa mi aspetta su a 2000m, quanta neve …. molle, dura?

Vedo il grande anfiteatro della Val Canali

Cima del Coro, Cima dell'Alberghetto, Cima dell'Orsa

Alla mia sinistra lungo la strada forestale osservo la Fradusta che domina sul Vallon delle Lede

Nel frattempo mi accorgo che il sole si appoggia su Forcella d’Oltro; mi fermo scatto un po’ di foto. L’effetto è veramente suggestivo

Proseguo, oltrepasso il guado del torrente Canali che è in secca in quel punto e salgo verso il Rifugio Treviso. Collaudo così il nuovo tratto di sentiero che devia dall’iniziale zona che frana di continuo vicino al torrente. Fino ad ora non c’è neve. Fin qui lo immaginavo, oltre sarà una sorpresa. Continuo e nemmeno fino al Rifugio trovo neve. Non faccio a tempo a pensarlo che subito dopo la neve c’è ed è abbondante. Alla piazzola di atterraggio dell’elicottero indosso le ciaspe. Mi inoltro nel bosco e incrocio le tracce degli scialpinisti provenienti da Passo Canali.

Ravanando un po’ e forzando sulle racchette sui ripidi pendii esco dal bosco

Cerco così di capire quale traccia seguire, e mi dirigo verso il centro della valle. Trovo anche dei segni rossi che intuisco individuino la via di discesa degli Sci-Alpinisti. Seguo per un po’, però poi mi ricredo. Comincio ad essere dubbioso. Per ora la neve tiene, ma la giornata è meravigliosa, il percorso fin’ora era all’ombra, ma tra poco sarà al sole e tempo che la neve non terrà più e perciò non mi darà più la sicurezza in qualche traverso esposto e nei forti pendii.

Le slavine non mancano, un esile alberello fuoriesce da un cumulo di neve generatosi per una slavina

Salgo ancora e ogni tanto mi giro verso il fondo valle

Continuo a fatica a salire, la neve ora è fradicia e si affonda. Mi inserisco in un canalone che punta verso Passo Canali. Lo affronto stancamente, esco dal canalone e a quota 2000m mi sistemo. Sono le 13. Mi preparo una buca nella neve, per potermi sedere usando l’efficace cuscino gonfiabile, estraggo il fornello dallo zaino e mi preparo un risottino

Mi godo il sole, il silenzio, la luce incredibile che mi colpisce. Occhiali da sole e crema solare sono d’uopo.

Nel frattempo mi godo il panorama, e nel frattempo il cielo si offusca leggermente

Così, giusto per non farmi cogliere impreparato da un meteo imbronciato, dopo un po’ comincio la discesa. In effetti la neve ora molliccia rende più difficile del previsto la discesa.

Con calma scendo, senza creare problemi e a tardo pomeriggio giungo all’auto.

Una passeggiata tranquilla, ma che ricorderò per la meravigliosa cornice bianca e luminosissima che ho trovato nell’Alta Val Canali

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