Salita verso il Teverone 2345m – Alpago – Un pendio senza respiro

Dopo parecchio tempo decido di fare una escursione post-lavoro

Mi trovo nei pressi dell’Alpago in zona industriale. Guardo la cartina Tabacco, mi informo un po’, e penso ad una escursione sul Monte teverone partenza da 1102 m di quota località Fornace o anche Casera Degnona e arrivo Monte Teverone 2345 m; mi avvicino in auto al luogo della partenza e  poco dopo le 17 parto per il sentiero 931

Subito l’inizio è rappresentativo di quello che sarà l’escursione: una pendenza continua forte accentuata che mi accompagnerà fino all’arrivo in forcella, ed è la vera caratteristica di questa escursione. È un po’ di tempo che non descrivo le mie escursioni nonostante ne abbia fatte parecchie; non c’è mai abbastanza tempo; poi una cosa tira l’altra e alla fine non si riesce mai a fare quello che facevo così frequentemente in passato.

Oggi davvero quella che è stata l’escursione al Monte Teverone mi ha impressionato per il pendio e anche per l’ambiente, l’Alpago, che conosco poco.

Per dare un’idea della pendenza, i miei dispositivi hanno conteggiato un percorso totale tra andata e ritorno di 6,3 km e un dislivello complessivo di 1200 m; ne è risultata una pendenza media del 42%, in gradi sono 22 °; non c’è mai stato un attimo di respiro. La tabella posta all’inizio del sentiero da quattro ore di percorrenza.

La partenza

Il percorso si descrive abbastanza facilmente perché è diviso in diverse sezioni, tutte direi con la medesima pendenza inizialmente tratto più verdeggiante tra erbe alte fino a raggiungere una prima zona con terreno sassoso circa a 1260 m di quota. Da qui una parte una lingua di terreno sassoso fino a entrare nel bosco.

Trovare l’ingresso al bosco è stato alquanto difficile; non mi ero accorto di una traccia sulla destra poco intuitiva ed avevo continuato il percorso lungo quella che sembrava la traccia reale all’interno di un canalone che poi ho scoperto essere cieco. Ritornato sui miei passi, annaspando su pendii di foglie con piante urticanti ai lati, ho poi incrociato quello che era il sentiero corretto, per l’appunto nel bosco. Quindi ci sono circa 150 m in dislivello nel bosco per poi uscire in un’altra zona dal sentiero stretto coperto da erbe alte e da parecchie piante di lamponi.

Si esce a questo punto alla base di un muro verticale erboso che si percorre a zig zag sempre con pendenza importante

Vista prospettica dall’alto sul pendio verdeggiante
In salita a zig zag verso il pendio verdeggiante

Concluso il pendio di erba, si esce fuori su un pulpito che offre un bellissimo panorama sull’Alpago.

Dal pulpito del pendio prospettiva verso il lago di Santa Croce

Da qui inizia la sezione successiva accanto ai ghiaioni del vallone Valars.

Il primo tratto del vallone di Valars

Si cerca sempre la zona più verdeggiante accanto ai ghiaioni; il tracciato migliore è sempre ben segnato in modo da diminuire la pendenza di salita e cercare il terreno più favorevole al cammino;

da quota 1600 circa si percorrono 400 m in salita in questo modo continui e senza respiro arrivati alla prima testata del vallone si imbocca una traccia che piega a destra. Il sentiero si snoda per traccia ben segnata fino a un canale sulla contraddistinto da spuntoni rocciosi che fuoriescono dal terreno.

Si sale per questi pendii di pietra dove qualche volta è anche possibile mettere le mani per terra per aiutarsi; passata questa prima zona altri circa 120 m di dislivello si prende sulla sinistra e si devia cominciando un tratto fino alla forcella del Teverone con passaggi di primo grado tra terra e sassi;

Guardando al sentiero percorso
Guardando in sù …….

si procede sempre su sentiero ben segnato e dai circa 2150 m sì perviene ai 2295 m della forcella; da qui si segue a destra; ci si può fermare su un bel cocuzzolo a 2314 m e poi continuare per cengia fino ad arrivare alla croce del Teverone a 2328 m (Cima Busa Seca). Arrivo al primo colle a 2314m alle 19,50. Avrei voluto aspettare il tramonto, ma sarà scialbo per la presenza di nuvole all’orizzonte, e allora non ne vale la pena.

Meglio rientrare velocemente e fare buona parte del percorso con la luce

Cima Busa Seca 2328m

Il ritorno è sempre fatto per lo stesso sentiero. Estremamente appaganti sono in discesa i ghiaioni dai 2000 m fino ai 1600, m quasi ininterrottamente percorribili si galleggia sui ghiaioni di sassolino piccolo ma ben portante e il dislivello si copre molto velocemente; tutto il sentiero in discesa è comunque da effettuarsi con molta attenzione perché è stretto, sempre su pendii molto ripidi e eventuali scivolate possono essere pericolose, perchè in particolare le erbe coprono molto spesso il sentiero e quindi anche qualche piccolo salto non risulta visibile.

Percorrendo con molta attenzione la prima parte del ritorno ho impiegato un’ora e tre quarti per la discesa mentre per la salita fino alla forcella due ore e 50

Il tramonto

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Informazioni su Tommaso

Coniuga inizialmente la passione per la montagna con il web, proponendo attraverso il suo sito www.passeggiando.it semplici relazioni delle escursioni che realizza. Man mano che passano gli anni migliora la propria tecnica fotografica, cercando i momenti migliori della giornata: è così che frequenta la montagna quasi sempre all’alba e al tramonto, cercando i momenti pieni di Pathos e li congela nella sua macchina fotografica. Negli ultimi tempi si concentra nella fotografia notturna, spostandosi tra i monti di notte alla luce della pila frontale, alla ricerca di nuove sensazioni, nuove magie da raccontare fotograficamente. Nel 2011, come conclusione di un percorso di ricerca, pubblica il suo primo libro fotografico: “Dall’alba al tramonto nel cuore delle Pale di San Martino”. Partecipa ad alcuni concorsi fotografici con apprezzabili risultati, tra cui in Ottobre 2012 il terzo posto nel Concorso Internazionale IMS di Bressanone e il primo posto ai seguenti concorsi: al Concorso Rotary e la Montagna di Trento nel 2013, nel 2017 al Concorso "Coppa delle Dolomiti" di Trento e nel concorso fotografico nazionale della Pro Loco di Vigo di Fassa “Ambiente di Montagna nel 2019. Nel dicembre 2013 pubblica due volumi dedicati alle Dolomiti della provincia di Belluno, frutto della collaborazione con Federico d'Ambros e dal titolo "Il volto nascosto delle Dolomiti", è coautore della guida" Scialpinismo-freeride ciaspole nelle Pale di San Martino", edita nel dicembre 2014; nel maggio 2015 esce con "Alla ricerca del giardino di Re Laurino", libro ambientato in Catinaccio e infine a dicembre 2015 scrive e pubblica una guida ai sentieri nelle Pale di San Martino.
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2 risposte a Salita verso il Teverone 2345m – Alpago – Un pendio senza respiro

  1. Luigi Oliveti scrive:

    Complimenti per la bella escursione che cia hai descritto con precisione e chiarezza anche con bellissime immagini. Grazie di averci condotto con te in questa esperienza.
    Un caro abbraccio
    Luigi Oliveti

  2. Luigi Oliveti scrive:

    Complimenti per la bella escursione che cia hai descritto con precisione e chiarezza anche con bellissime immagini. Grazie di averci condotto con te in questa esperienza.
    Un caro abbraccio
    Luigi Oliveti

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